Trentacinque indagati per il video circolato su WhatsApp e Facebook

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L’ufficio della polizia municipale

L’autore riprendeva quello che riteneva un autovelox della polizia municipale di Carasco. Indagato lui, la persona che lo ha postato e tutti coloro che hanno commentato in termini offensivi verso gli agenti.

Sono la bellezza di trentacinque gli indagati a seguito del famoso video di questa estate, nel quale un automobilista riprendeva quello che definiva un autovelox nascosto dalla polizia municipale di Carasco su di un’auto civile. Come si è chiarito, si trattava di un rilevatore che riconosce le targhe delle auto rubate o non assicurate e gli agenti si trovavano a poca distanza per fermare quelle eventualmente segnalate dall’apparecchio. Nel frattempo, però, l’uomo aveva diffuso il video attraverso Whats App, una sua amica lo aveva postato su Facebook e da lì si erano scatenati i commenti. Ad accorgersene per primo era stato un agente della municipale di Santo Stefano Magra, che aveva fatto scattare l’indagine condivisa con i colleghi di Carasco. Identificati l’autore del video, la donna che lo ha postato, i commentatori dello stesso, che, adesso, sono accusati di diffamazione o oltraggio ad un corpo politico, amministrativo e giudiziario, con pene possibili sino a tre anni e 6.000 euro, qualcuno anche per istigazione a delinquere, con pena sino a 5 anni, mentre chi ha aggiunto bestemmie ai propri commenti può ricevere anche una multa da 102 euro. “Il Comune di Carasco ha sempre operato nel lecito – commenta il sindaco, Massimo Casaretto – ed ha proprio investito in strumenti che migliorano legalità e trasparenza sulla strada. Per questo, non si possono tollerare determinate affermazioni sull’amministrazione ed il corpo di polizia”.