Palazzina evacuata, verifiche e polemiche a Rapallo

Polemiche a Rapallo

Terza notte fuori casa per i residenti. Oggi si attendono i controlli geologici. Tante critiche dalle opposizioni all’amministrazione.

Hanno trascorso la terza notte fuori casa, e attendono gli esami geologici, i tre evacuati di Rapallo, sloggiati dalla palazzina al nume 255 di via Mameli, dove si sono formate pesanti crepe e dove si teme per la stabilità complessiva dell’edificio. L’evacuazione risale a venerdì sera, quando sul posto sono intervenuti i vigili del fuoco. Oggi, dovrebbero aver corso le necessarie verifiche geologiche, a cura della ditta, la Bianchi Derege, che sta effettuando i lavori per realizzare la nuova chiesa di Sant’Anna e l’autorimessa interrata compresa nel progetto. A quel cantiere dovrebbe essere da attribuire l’improvvisa instabilità della palazzina confinante. Ovviamente, in attesa dei risultati delle analisi, rimangono fermi anche i lavori dello stesso cantiere.

A Rapallo, un po’ tutti i gruppi e movimenti di opposizione criticano l’amministrazione comunale, sostenendo che da tempo ci fossero elementi per fermare i lavori della nuova chiesa. Il Circolo della Libertà 61 ricorda come una prima interrogiazioen di Armando Ezio Capurro risalga al 14 aprile, con richiesta di verificare “se la posa dei pali per le fondazioni della chiesa di Sant’Anna fosse conforme al progetto e alla buona tecnica”. Il 1 maggio, invece, una nota dello stesso Circolo documentava, anche con foto, cedimenti sul manto stradale di via Mameli.
“Ci saremmo aspettati una decisa presa di posizione in difesa della sicurezza dei cittadini e a salvaguardia dei beni pubblici – dice la nota diffusa dal Circolo della Pulce – anche per farsi perdonare quanto trascurato in precedenza. Invece, incredibilmente, l’amministrazione definisce “fatalità” quanto accaduto”.
Fa un po’ di storia Raffaella Cecconi per Sinistra Ecologia e Libertà: “la sinistra di Rapallo – dice – esprime da molti anni dubbi e perplessità sulla costruzione della nuova chiesa così lontano rispetto al quartiere storico di Sant’Anna, per un progetto che non considera le esigenze di una quartiere soffocato dalle case e dal traffico e soprattutto per l’operazione dei box interrati, una speculazione di cui la zona e la città non avevano bisogno”.