Padre e figlio spacciatori: cinque arresti per droga, indagini partite da Lavagna

Operazione antidroga della Guardia di Finanza
Operazione antidroga della Guardia di Finanza

L’operazione della Guardia di Finanza di Chiavari è stata chiamata “Pollicino” perché uno degli arrestati, che poteva uscire di casa solo di giorno, nascondeva l’hashish nei giardini pubblici. E’ stato arrestato insieme al figlio e ad altre tre persone. Vendeva la droga alla stazione di Lavagna.

E’ di cinque arresti il bilancio dell’operazione “Pollicino” condotta dalla Guardia di Finanza di Chiavari. Si tratta di un’indagine durata un anno che ha permesso di sgominare una vera e propria rete di spaccio nel Tigullio. Fra gli arrestati, anche un padre ed un figlio. Protagonista principale dell’indagine è un uomo che utilizzava alcuni giardini e luoghi di Lavagna per nascondere le sue scorte di hashish. Già condannato per spaccio, poteva uscire di casa solo di giorno. La sua tattica era quella di non tenere lo stupefacente nella propria abitazione. La mattina si recava a prendere la droga precedentemente nascosta presso siepi e panchine e poi si dirigeva in stazione, dove aveva organizzato un vero e proprio punto di vendita. Lungo il percorso occultava altri pezzi di hashish in altri luoghi ritenuti sicuri, per poi prelevarli all’occorrenza, qualora avesse ricevuto altri ordini di acquisto. Pedinamenti, filmati ed intercettazioni hanno permesso alla guardia di finanza di identificare gli altri quattro arrestati di oggi, che gestivano un’altra rete di clienti, ai quali vendevano hashish ed eroina. Uno è il figlio del primo arrestato, mentre altri due sono tunisini: tramite loro è stato identificato il principale fornitore dello stupefacente, residente a Genova. Già lo scorso 25 marzo le indagini avevano permesso di sequestrare un chilo di hashish ed arrestare uno dei corrieri. Complessivamente l’operazione ha portato al sequestro di un chilo e mezzo di hashish, all’identificazione di oltre 50 clienti e, come detto, all’arresto di cinque persone: quattro in carcere ed una ai domiciliari, con obbligo del braccialetto elettronico.