Museo minerario di Gambatesa, 50 mila euro per riattivare il sito

Il consigliere regionale Claudio Muzio
Il consigliere regionale Claudio Muzio

Si è svolta ieri, presso la 3° commissione del Consiglio Regionale della Liguria, l’audizione in merito alla situazione del museo minerario di Gambatesa e all’iter necessario per la sua riapertura.

Si è svolta ieri, presso la 3° commissione del Consiglio Regionale della Liguria, l’audizione in merito alla situazione del museo minerario di Gambatesa e all’iter necessario per la sua riapertura. Sono intervenuti il presidente e il direttore del Parco dell’Aveto, Michele Focacci e Paolo Cresta, il sindaco di Ne Cesare Pesce, il presidente dell’associazione culturale “I Nuovi Garuli” Emery Vajda, la direttrice dei lavori ingegnere minerario Claudia Chiappino. “E’ stata un’audizione molto proficua – fa sapere Claudio Muzio, consigliere regionale di Forza Italia e segretario dell’Ufficio di presidenza – si è delineato più chiaramente il quadro della situazione e si è meglio definita l’entità delle risorse che occorrono per la riattivazione del sito, che sono state valutate in 50.000 euro. Bisogna agire rapidamente e con unità di intenti. Per quanto mi riguarda, mi impegnerò affinché Regione Liguria possa stanziare in tempi brevi una cifra che consenta al Parco dell’Aveto, che gestisce il museo, di riaprirlo. Ricordo anche che in passato su Gambatesa sono stati investiti fondi europei di cui occorrerà rendere conto; anche per questa ragione il tempo della riapertura diventa oltremodo stringente. “Gambatesa – aggiunge Muzio – costituisce una rilevante potenzialità per la Val Graveglia e per tutto il territorio. Ritengo che, proprio partendo dalla sua riattivazione, si possa generare nel prossimo futuro un turismo minerario capace di creare un significativo indotto. Il Tigullio ha siti minerari estremamente interessanti e tante testimonianze industriali di lavorazione del materiale da valorizzare. In questo quadro è auspicabile che in futuro Gambatesa possa diventare capofila di un circuito di più ampio respiro, facendo rete con i siti della Val Petronio e della Val di Vara”.