La commissione antimafia a Genova parla del caso Lavagna

mondello
La polizia davanti al Comune di Lavagna il 20 giugno 2016

“La Liguria regione che preoccupa in modo particolare per la presenza di criminalità organizzata non riconosciuta”, dice la presidente della commissione, Rosy Bindi.

“La Liguria è la regione del Nord che ci preoccupa di più, per la difficoltà a riconoscere e reprimere il fenomeno della criminalità organizzata”: così, secondo quanto riportato dalla stampa odierna, si è espressa Rosy Bindi, presidente della commissione parlamentare antimafia, nella conferenza stampa a Genova che ha chiuso la visita della commissione nel capoluogo, con incontro con i prefetti delle quattro province e anche con i tre membri della commissione straordinaria che regge il Comune di Lavagna. Bindi aggiunge che “ormai non sono i boss a cercare politici e imprenditori, ma viceversa”. Anche secondo il procuratore di Genova, Francesco Cozzi, “persiste la mentalità dannosissima per cui le inchieste rovinerebbero l’immagine di una città. Così si generano mostri come nel caso di Lavagna”. Vero è che i precedenti due casi di scioglimento di consigli comunali, in Liguria, a Bordighera e Ventimiglia, hanno visto l’annullamento della decisione da parte del Tar ma secondo Bindi, anche nella giustizia amministrativa, come è accaduto in quella ordinaria con il processo Maglio 3 annullato in Appello, le stesse norme danno vita a “interpretazioni diametralmente opposte. La difformità di vedute è un problema. Noi stiamo con i prefetti che hanno sciolto”.