“Il Lavagna è morto”: l’appello di Umberto Righi

Un tratto del torrente Lavagna

Il presidente della Fi.Ma Chiavari espone il caso del torrente Lavagna, completamente asciutto per 8 km a causa della siccità, ma anche, dice, per il pompaggio d’acqua dalla falda: “Si privilegiano le esigenze idriche a quelle dell’ecosistema”.

“Il Lavagna è morto”. Lapidario, è il caso di dirlo, Umberto Righi, presidente della Fi.Ma Chiavari e referente della valle di levante, che porta all’attenzione lo stato di stallo che da anni si riscontra nel bacino del torrente: “Il torrente fontanino dopo Coreglia per 8 km sino a Carasco è completamente asciutto – spiega -. Le sue acque spariscono nella falda inghiottite dalle pompe di acquedotti e coltivazioni. I pesci ammassati da settimane nelle poche pozze subiscono il triste destino della morte. La Provincia sta cercando di recuperare il salvabile, ma lo sforzo dei tecnici appare come una lotta impari, per il forte caldo e per l’inaccessibilità dei mezzi in alveo, interamente canalizzato”. E per Righi “la siccità non è l’unica causa del disastro, incriminati sono anche gli acquedotti che non riducono il pompaggio e a questi si aggiungono i coltivatori che aspirano l’acqua nelle pozze; le leggi in materia vengono eluse, e nulla si è fatto per evitare tale gravosa situazione, anche dopo incontri tecnici con gli assessori, privilegiando le esigenze idriche/potabili a quelle dell’ecosistema, e conseguentemente alle richieste di necessità delle coltivazioni della valle.