Convento di Sant’Antonio, Fra Mario Vaccari: “Ecco perchè chiudiamo”

Il convento di Sant'Antonio a Chiavari

Il ministro provinciale ligure Fra Mario Vaccari scrive una lettera aperta spiegando le ragioni della chiusura: calo della vocazione e necessaria razionalizzazione dei conventi. Resta il culto e anche Fra Costanzo. Al posto del convento, una residenza per anziani.

Perché il convento francescano di Sant’Antonio a Chiavari chiude: a parlare è Fra Mario Vaccari, ministro provinciale ligure dell’ordine dei Frati Minori, che scrive una lettera aperta ringraziando innanzitutto chi si è mobilitato davanti alla chiusura della fraternità di Chiavari. Ma anche i frati devono fare i conti con i tagli: con il calo del numero dei frati francescani minori italiani e l’innalzamento dell’età media, “è difficile mantenere tutti i conventi liguri esistenti, strutture architettonicamente imponenti ma in parte vuote, con costi di gestione sempre più elevati – spiega -. In questa ottica, la Provincia francescana ligure sta impostando insieme alle altre Province Francescane del Nord Italia una maggiore collaborazione e un percorso comune che nel 2016 ci porterà a costituire una Provincia unica e che, soprattutto, impegnerà tutte le Province attuali a drastici tagli nel numero di conventi abitati”. E Chiavari è tra questi. Ma perchè proprio Chiavari? “Non solo Chiavari – risponde – siamo costretti ad altri ridimensionamenti, con scelte, tempi e modi ancora da definire. E sul futuro del santuario, chiarisce: “La chiesa continuerà a mantenere la sua funzione di Santuario Antoniano e le attività attualmente esistenti – coro, gruppi, attività caritative – continueranno a svolgersi”. Nell’edificio troverà poi posto una residenza per anziani: “Le risorse economiche che giungeranno ai frati dall’adeguamento strutturale di questa parte di convento verranno utilizzate unicamente per la manutenzione straordinaria degli altri conventi”. E i frati? Si traferiranno altrove, eccetto Fra Costanzo, che potrà continuare a dirigere il coro del santuario. Sulla chiusura infine, rimane da dire anche “una verità scomoda”: “Il calo delle vocazioni e la chiusura di conventi è certo nostra prima responsabilità, ma anche della comunità cristiana tutta e in qualche modo della società”.